21/06/2026
Stesso vino, stessa annata: a fare la differenza è soltanto il tappo. Il risultato è apparso incontrovertibile.
Il parallelismo è immediato: da una parte, la capacità del tappo a vite di regolare la micro-ossigenazione e garantire una chiusura costante è pressoché “digitale”; dall’altra, il tappo in sughero appartiene a un mondo più analogico che, pur avvalendosi di sistemi sempre più sofisticati, conserva inevitabilmente un margine di incertezza.
Il tappo in sughero porta con sé una visione romantica del vino, fatta di gesti rituali e di una forte componente simbolica. Il tappo a vite, invece, offre vantaggi differenti:
* riduce il rischio di compromettere la bottiglia a causa del tricloroanisolo;
* garantisce maggiore praticità d’uso e versatilità;
* assicura un’elevata capacità di tenuta;
* permette la richiudibilità e il riutilizzo;
* favorisce, in molti casi, una maggiore sostenibilità dei materiali.
Inizialmente adottato soprattutto per vini giovani destinati a un consumo rapido, negli anni il tappo a vite ha mostrato caratteristiche interessanti anche nel sostenere l’evoluzione del vino in bottiglia.
In questo assaggio, la differenza è stata netta e facilmente percepibile.
Il vino chiuso con tappo di sughero appariva più evoluto, con un profilo complessivamente maturo. Quello sigillato con tappo a vite, invece, aveva conservato maggiore vitalità ed espressività, mostrando una parabola evolutiva ancora ampia e promettente.