31/08/2026
🔵🔵🔵📘📘📘 𝐚𝐢 𝐁𝐨𝐫𝐠𝐡𝐢
𝐋'𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐞𝐝𝐢̀
𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭 𝐃𝐢 𝐂𝐢𝐨𝐜𝐜𝐢𝐨
𝒂 𝒄𝒖𝒓𝒂 𝒅𝒊 𝑨𝒏𝒕𝒐𝒏𝒊𝒐 𝑭𝒂𝒈𝒏𝒂𝒏𝒊
🔹 Nato nel 1957 a Longwy, in Francia, da genitori italiani emigrati: quanto ha influito sul suo vissuto l'esperienza di essere figlio di emigrati?
🔹𝑁𝑜𝑛 ℎ𝑜 𝑔𝑟𝑜𝑠𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 7 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑖𝑎, 𝑚𝑎 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑖.
🔹Come ha plasmato la sua sensibilità artistica e il suo modo di vedere il mondo il crescere tra la cultura francese e le radici italiane?
🔹𝑁𝑜𝑛 ℎ𝑜 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑓𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑒 (𝑣𝑖𝑠𝑠𝑢𝑡𝑎 𝑚𝑎𝑙𝑒), 𝑚𝑎 𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 ℎ𝑜 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒 𝑢𝑛 𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑟𝑒𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑚𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑠𝑒𝑟𝑒𝑛𝑜. 𝑀𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑜, 𝑖𝑙 𝑔𝑟𝑢𝑧𝑧𝑜𝑙𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑓𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑡𝑎𝑠𝑠𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑐𝑎𝑠𝑎 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒𝑣𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛 𝑚𝑖𝑜 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒.
🔹Nel 1976, la scomparsa prematura di suo padre la spinge a scrivere le prime poesie. Ricorda cosa ha provato la prima volta che ha messo quei pensieri su carta?
🔹𝐿𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑚𝑖𝑜 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑙'𝑒𝑛𝑛𝑒𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑚𝑎𝑐𝑖𝑔𝑛𝑜, 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑖𝑙 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑙𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑜𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙 3 𝑡𝑢𝑚𝑜𝑟𝑒, 𝑝𝑜𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑚𝑖 𝑖𝑙 𝑐𝑎𝑟𝑖𝑐𝑜 𝑑𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑜 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎, 𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑡𝑡𝑖 𝑖𝑛𝑠𝑜𝑛𝑛𝑖 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑎𝑙 𝑝𝑖𝑎𝑛𝑡𝑜, 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑒𝑟𝑖𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑙𝑎𝑐𝑟𝑖𝑚𝑒 𝑖𝑛 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑡𝑎.
🔹In quel momento di forte dolore, la scrittura è stata per Lei una forma di rifugio, di elaborazione del lutto o un bisogno improvviso di espressione?
🔹𝐼𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑚𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑎𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑚𝑖𝑒 𝑒𝑚𝑜𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑖𝑛 𝑓𝑟𝑎𝑠𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑓𝑢𝑜𝑟𝑖 𝑑𝑖 𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜, 𝑝𝑒𝑟 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑖𝑚𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒, 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑡𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖, 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑛𝑒𝑚𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎̀.
🔹Dopo quel primo impulso poetico, le responsabilità familiari l'hanno portata a mettere da parte la scrittura. È stato difficile mettere "in pausa" la sua creatività?
🔹𝑆𝑖, 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑡𝑢𝑟𝑖𝑡𝑎̀ 𝑠𝑐𝑜𝑙𝑎𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑎, 𝑒 𝑠𝑢𝑏𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜, 𝑒 𝑞𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖 𝑒̀ 𝑠𝑓𝑢𝑚𝑎𝑡𝑎 𝑙'𝑖𝑑𝑒𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒, 𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑛𝑒 𝑒𝑟𝑜 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑎𝑝𝑒𝑣𝑜𝑙𝑒.
🔹Ha lavorato per anni in ferrovia, un ambiente dai ritmi molto serrati. Durante quegli anni c'è mai stato spazio, anche solo mentale, per le poesie?
🔹𝐷𝑜𝑝𝑜 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑𝑎 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎𝑖𝑜 𝑖𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑖𝑡𝑡𝑎, ℎ𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑠𝑎𝑙𝑡𝑜 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑎 𝐺𝑒𝑛𝑜𝑣𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑓𝑜𝑐ℎ𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝐹𝑒𝑟𝑟𝑜𝑣𝑖𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑆𝑡𝑎𝑡𝑜, 𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑡𝑜𝑡𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜, 𝑒 𝑐𝑎𝑠𝑎 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑚𝑝𝑒𝑔𝑛𝑖 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑥𝑡𝑟𝑎 𝑚𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑣𝑖𝑎 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑒𝑑 𝑒𝑛𝑒𝑟𝑔𝑖𝑒. 𝐿𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎̀ 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑖𝑜𝑑𝑜 𝑠𝑖 𝑒̀ 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒.
🔹Con l'arrivo della pensione ha riscoperto la passione per la scrittura: come è stato ritrovare quel filo interrotto dopo tanto tempo?
🔹𝐿𝑎 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑛𝑒𝑙 2021, ℎ𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑣𝑒𝑔𝑙𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑚𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑟𝑙𝑜, 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑛𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑛𝑡𝑜.
🔹In che modo la saggezza e le esperienze di vita accumulate negli anni hanno cambiato il suo modo di scrivere rispetto al 1976?
🔹𝐿𝑒 𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑖𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑒 𝑒 𝑑𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑒, 𝑠𝑖𝑎 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑏𝑟𝑢𝑡𝑡𝑒, 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑙'𝑎𝑛𝑖𝑚𝑜 𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑚𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒, 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑎𝑙 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒 (1976) 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎𝑡𝑒.
🔹 La sua produzione si concentra su componimenti brevi: cosa la affascina della brevità rispetto a forme poetiche più articolate?
🔹𝐿𝑎 𝑏𝑟𝑒𝑣𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑑𝑖𝑟𝑒𝑡𝑡𝑖.
🔹Dice che i suoi pensieri cercano di veicolare i "movimenti dell'animo": qual è il sentimento o l'emozione che le capita più spesso di voler fissare sulla pagina?
🔹𝐿'𝑒𝑚𝑜𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑜 𝑑𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑒̀ 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑒, 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑜, 𝑒𝑑 𝑒̀ 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑖 𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒.
🔹Come ha conosciuto il suo editore e com'è nato il percorso che l'ha portata a pubblicare la sua raccolta?
🔹𝐿'𝑒𝑑𝑖𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑙'ℎ𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑎𝑠𝑜, 𝑖𝑛𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑛𝑑𝑜𝑚𝑖 𝑠𝑢𝑔𝑙𝑖 𝑒𝑑𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑧𝑜𝑛𝑎, 𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒.
🔹Che effetto le fa sapere che le sue riflessioni intime ora sono accessibili a chiunque?
🔹𝑁𝑜𝑛 ℎ𝑜 𝑠𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑖, 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑣𝑜𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎𝑟𝑚𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑚𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜, 𝑒 𝑠𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑒𝑚𝑜𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑒̀ 𝑝𝑜𝑠𝑖𝑡𝑖𝑣𝑜, 𝑏𝑒𝑛 𝑣𝑒𝑛𝑔𝑎.
🔹Fa parte dell'associazione culturale "I Borghi della Riviera Dannunziana": quanto conta per Lei il legame con il territorio e la sua comunità culturale?
🔹𝑆𝑖, 𝑓𝑎𝑐𝑐𝑖𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝐴𝑠𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑑 𝑢𝑛 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜,
ℎ𝑜 𝑟𝑖𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑚𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑜𝑡𝑎 𝑝𝑜𝑠𝑖𝑡𝑖𝑣𝑎.
🔹Ha partecipato a diversi incontri dell'evento "I Gelati Letterari": che tipo di atmosfera ha trovato e com'è stato il contatto diretto con il pubblico?
🔹𝑆𝑖𝑐𝑢𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑚𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑜 𝑎 𝑚𝑖𝑜 𝑎𝑔𝑖𝑜, 𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑜̀ 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑎𝑔𝑖𝑜 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒𝑛𝑑𝑜𝑚𝑖 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑢𝑛 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖𝑎𝑛𝑡𝑒.
🔹Visto che ha partecipato a I Gelati Letterari, se dovesse associare alla sua raccolta poetica un gusto di gelato, le proporrei "amarena con una spruzzatina di nostalgica panna". È d'accordo?
🔹𝑆𝑖, 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑙'𝑎𝑚𝑎𝑟𝑒𝑛𝑎, 𝑐𝑜𝑛 𝑝𝑎𝑛𝑛𝑎 𝑣𝑎 𝑏𝑒𝑛𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜.
🔹Come reagiscono i lettori quando ascoltano o leggono i suoi componimenti brevi durante questi eventi dal vivo?
🔹𝐼 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑖𝑑𝑎𝑡𝑖, 𝑚𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑏𝑟𝑒𝑣𝑖 𝑚𝑎 𝑑𝑖𝑟𝑒𝑡𝑡𝑒.
🔹Ora che ha ritrovato il tempo per dedicarsi alla scrittura, ha già nuovi progetti o altre poesie nel cassetto?
🔹𝑃𝑖𝑢̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑖, 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑒𝑟𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑡𝑎 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑖, 𝑒 𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑛𝑒 ℎ𝑎 𝑚𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑎 𝑓𝑢𝑜𝑐𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑖, 𝑠𝑖 𝑠𝑎𝑟𝑒𝑖 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑜.
🔹Se potesse tornare indietro al 1976, al ragazzo che scriveva le sue prime righe dopo la perdita del padre, cosa gli direbbe?
🔹𝑆𝑒 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜, 𝑐𝑜𝑛 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑓𝑖𝑒𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎, 𝑔𝑙𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑒𝑖 𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑒𝑠𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑑𝑖𝑐𝑎𝑡𝑎 𝑎 𝐿𝑢𝑖, 𝑒 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑢𝑠𝑐𝑖𝑟𝑒𝑖 𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑙𝑎𝑐𝑟𝑖𝑚𝑒.
🔹Che messaggio spera che porti con sé il lettore una volta arrivato all'ultima pagina del suo libro?
🔹𝐼𝑙 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑜, 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑣𝑖𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑠𝑒, 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑠𝑝𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑒𝑖𝑡𝑎̀.
🔹Si ritiene un osservatore riflessivo o un riflessivo osservatore?
🔹𝑀𝑖 𝑟𝑖𝑡𝑒𝑛𝑔𝑜 𝑢𝑛 𝑜𝑠𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑟𝑖𝑓𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑣𝑜
🔹A chi dedica questa intervista?
🔹𝐿𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑑𝑖𝑐𝑜 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑚𝑒, 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑔𝑒𝑛𝑢𝑖𝑛𝑎 𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎 𝑛𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖.