09/12/2025
Oggi ho camminato nel giardino di Villa Freya, lasciandomi guidare dal pensiero di Freya Stark, come se potessi seguirla in silenzio nei luoghi che lei stessa aveva amato.
📍 Viale dei Carpini Bianchi
Il mio passo si è fatto lento sotto i rami dorati, dove la luce del pomeriggio filtrava come un velo sottile. Ogni foglia sembrava raccontare un ritorno, un viaggio concluso, un ricominciare.
📍 L’anfiteatro romano
Scendendo verso le rovine, ho avuto la sensazione di entrare in un’altra epoca. Le pietre, scaldate dal sole, custodivano ancora la memoria di chi era passato prima di noi. Ho camminato tra passato e presente, come dentro un libro aperto.
📍 L’orto terrazzato
Tra i muretti e le piante addormentate dall’inverno, ho immaginato la primavera nascosta sotto la terra: un respiro silenzioso, ma già vivo. Un piccolo mondo di biodiversità che, stagione dopo stagione, si rinnova.
📍 Il caco
L’albero di cachi brillava come una lanterna d’autunno, i suoi frutti accesi contro il cielo limpido. Mi ha dato la sensazione di una promessa: anche quando tutto sembra spoglio, la natura conserva un cuore caldo.
📍 Il grande Leccio
E infine lui.
Il Leccio maestoso sotto cui Freya, al ritorno dai suoi lunghi viaggi, appendeva un’amaca per riposare.
Mi sono fermata sotto i suoi rami immensi, e lì ho sentito qualcosa risvegliarsi: la bambina che ero, quella che sognava di arrampicarsi sugli alberi, di trovare rifugio tra i rami, di guardare il mondo dall’alto.
E per un momento, l’ho vista: seduta lassù, quieta, in ascolto.
Villa Freya non è un luogo che si visita: è un luogo che si attraversa con l’anima, lasciando che qualcosa dentro di noi si muova, si apra, ritorni a respirare.