29/08/2026
Faustina Pignatelli, principessa di Colubrano, “autonoma oltre misura”
di Sara Sesti
Coltivò la matematica, la fisica e altre scienze nel suo salotto napoletano.
Napoli era allora un centro culturale vivacissimo, aperto alle nuove teorie che si andavano diffondendo in numerosi campi del sapere.
Grazie al fratello e a un suo insegnante, Faustina (1705-1769) si era avvicinata al pensiero di Isaac Newton, il fisico inglese che nel Seicento fondò la meccanica classica e a cui dobbiamo la teoria della gravitazione universale.
Di famiglia nobile e sposa del poeta e nobiluomo Francesco Carafa, Faustina si confrontava su temi di scienza, matematica e filosofia non solo con le menti più brillanti della città, ma anche con i numerosi scienziati e pensatori, italiani e stranieri, che a Napoli erano di passaggio.
La sua competenza e la brillantezza del suo ragionare la misero in luce: nel 1732 fu la seconda donna, dopo Laura Bassi, ammessa all’Accademia delle Scienze di Bologna.
Due anni dopo, nel 1734, pubblicò i “Problemata Mathematica” sulla prestigiosa rivista scientifica “Nova Acta Eruditorum” di Lipsia, firmandosi «Anonima napolitana».
La dissertazione, oggi perduta, affrontava questioni matematiche legate anche al dibattito sulle forze vive, uno dei grandi temi della scienza settecentesca.
La pubblicazione testimonia la sua partecipazione diretta alla ricerca e al confronto scientifico europeo.
Nel 1731 aveva abbandonato il tetto coniugale per rifugiarsi nel monastero di Regina Coeli, dove già si trovava la figlia Caterina, lasciando al marito i tre figli nati dalla loro unione.
Si rivolse al viceré Aloys d’Harrach per costringere il consorte a educare convenientemente la prole e a versarle alimenti adeguati al suo status, dando avvio a un lungo contenzioso.
Gravemente malata, nel 1739 Faustina lasciò il monastero per curarsi, fu nominata dama di corte e riprese a ricevere nel suo salotto di palazzo Colubrano.
Nel giro di pochi mesi, tuttavia, il conflitto coniugale si riaccese, e per dirimerlo si dovette chiedere l’intervento diretto di Carlo di Borbone.
Ascoltate le ragioni di entrambi -
la principessa accusava il marito di reiterati atti di violenza e di frequentazioni con donne di malaffare, da cui avrebbe contratto il “mal francese” trasmettendole poi il contagio;
il principe negava ogni addebito e contestava i comportamenti della moglie, definita “dama altera e autonoma oltre misura” - si concluse che mancassero i presupposti per una riconciliazione.
Riconosciuto il diritto della donna a un congruo assegno di mantenimento, fu disposto che venisse accolta nel ritiro di Mondragone, luogo non di clausura che le avrebbe consentito di continuare a frequentare la corte.
La vicenda familiare dei Carafa si risolse definitivamente negli anni seguenti: il marito, accusato di cospirare a favore dell’Impero e imprigionato in Sant’Elmo dopo la battaglia di Velletri, morì nel 1746.
Faustina gli sopravvisse a lungo, libera ormai di dedicarsi ai suoi studi, al suo circolo culturale e al sostegno di giovani talenti in cerca di fortuna.
Tenne una f***a corrispondenza con molti scienziati europei e persino con l’Accademia delle Scienze di Parigi.
Convinta dell’importanza della conoscenza scientifica, si impegnò molto nella divulgazione.
Purtroppo i suoi scritti sono andati perduti, ma di Faustina restano le numerose lettere e testimonianze di illustri pensatori del suo tempo - a conferma della reputazione di una donna che non si dedicò solo alle scienze, ma anche alla poesia.