01/02/2026
Tra avere ed essere si gioca oggi una partita decisiva, non solo per le nostre vite ma anche per il destino dell’arte.
Nel suo articolo per La Chiave di Sophia (www.lachiavedisophia.com) Mauro Cuccu — cofondatore della nostra associazione S’Arte — riprende il pensiero di Erich Fromm per mostrarci una verità tanto semplice quanto scomoda: possiamo vivere come ciò che possediamo, oppure come ciò che siamo.
La modalità dell’avere riduce tutto a proprietà, immagine, prestazione. Anche l’identità diventa qualcosa da esibire: un profilo, un marchio, una vetrina. In questo mondo l’arte rischia di trasformarsi in merce, contenuto, decorazione. Non importa più cosa dice, ma quanto rende.
L’essere, invece, è un’altra cosa. È presenza, esperienza, vulnerabilità. È relazione. È il coraggio di stare nel reale senza filtri.
Ed è qui che l’arte ritrova il suo senso più profondo: non come oggetto da possedere, ma come atto di verità.
L’arte che nasce dall’essere non cerca di piacere a tutti, non insegue algoritmi né consensi facili. Cerca qualcosa di molto più radicale: trasparenza senza compromessi.
Trasparenza verso se stessi, prima di tutto. E poi verso chi guarda, ascolta, sente.
Come ci ricorda Mauro, scegliere l’essere oggi è una forma di resistenza. E fare arte da questo luogo significa restituire al mondo non ciò che vende, ma ciò che è.
Noi di S’Arte crediamo in questo: un’arte che non si traveste, che non si addomestica, che non si riduce a prodotto. Un’arte che non vuole avere il pubblico, ma incontrarlo.
Perché solo nell’essere — nell’autenticità, nella fragilità, nella verità — l’arte torna a essere viva.