S'Arte - Associazione per le Arti, la Musica e il Dialogo Culturale

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S'Arte - Associazione per le Arti, la Musica e il Dialogo Culturale S’Arte promuove arti, musica e dialogo culturale attraverso progetti, eventi, formazione e collaborazioni sul territorio.

Creiamo spazi di incontro e crescita, valorizzando la cultura come ponte, cura e possibilità di trasformazione.

Le linee di arrivo marcano sempre un nuovo inizio, aprendo le porte alle prospettive future. Oggi S’Arte ha tagliato il ...
20/06/2026

Le linee di arrivo marcano sempre un nuovo inizio, aprendo le porte alle prospettive future.

Oggi S’Arte ha tagliato il traguardo della prima edizione del Festival Jazz Itinerante con il grande contributo del trio Norvegese Eivind Austad Trio.

Siamo felici che, nonostante le difficoltà, un po come il salto agli ostacoli, siamo riusciti ad abbracciare un pubblico attento e curioso.

Ora prendiamo una breve pausa per ritrovare nuovi stimoli per arricchire la seconda edizione a giugno 2027.

Grazie a tutti i presenti e al preziosissimo contributo del collega e amico Alessandro Diliberto e al Conservatorio di Cagliari per aver messo a disposizione il proprio tempo e l’auditorium Palestrina per la realizzazione del concerto.

A presto.

S’Arte

Mauro, Donatella, Bruno

Siamo quasi al via! A presto con i dettagli
13/06/2026

Siamo quasi al via! A presto con i dettagli

Spesso non servono tante parole per esprimere un pensiero.Ed è per questo che Emil Cioran arriva all’aforisma:«Coltivano...
18/03/2026

Spesso non servono tante parole per esprimere un pensiero.

Ed è per questo che Emil Cioran arriva all’aforisma:

«Coltivano l’aforisma soltanto coloro che hanno conosciuto la paura in mezzo alle parole.»

La paura che non reggano, che possano crollare insieme a ciò che devono dire.
Per questo le riduce sottraendo il superfluo.

“Sillogismi dell’amarezza” è una raccolta di frammenti brevi, ma densi, in cui attraversa solitudine, tempo, morte e desiderio senza cercare di semplificarli.
In un mondo pieno di contenuti e spiegazioni, questo tipo di scrittura colpisce ancora perché fa il contrario: toglie invece di aggiungere.

Non sono frasi da consumare velocemente.
Chiedono tempo, e chiedono presenza.

Nel suo articolo per La Chiave di Sophia, Mauro Cuccu, filosofo e co-fondatore della nostra associazione, richiama proprio questo punto: la necessità di restare dentro ciò che si legge e si crea, senza trasformarlo subito in qualcosa di leggero o funzionale.

È una posizione che riguarda anche l’arte.

Quando diventa solo qualcosa da mostrare, perde profondità.
Quando resta legata a una ricerca autentica, anche difficile, mantiene il suo senso.

Noi di S’Arte ci riconosciamo in questo spazio.

Un’arte che non semplifica per forza.
Che non alleggerisce tutto.

Spesso non servono tante parole per esprimere un pensiero.Ed è per questo che Emil Cioran arriva all’aforisma:«Coltivano...
18/03/2026

Spesso non servono tante parole per esprimere un pensiero.

Ed è per questo che Emil Cioran arriva all’aforisma:

«Coltivano l’aforisma soltanto coloro che hanno conosciuto la paura in mezzo alle parole.»

La paura che non reggano, che possano crollare insieme a ciò che devono dire.
Per questo le riduce sottraendo il superfluo.

“Sillogismi dell’amarezza” è una raccolta di frammenti brevi, ma densi, in cui attraversa solitudine, tempo, morte e desiderio senza cercare di semplificarli.
In un mondo pieno di contenuti e spiegazioni, questo tipo di scrittura colpisce ancora perché fa il contrario: toglie invece di aggiungere.

Non sono frasi da consumare velocemente.
Chiedono tempo, e chiedono presenza.

Nel suo articolo per La Chiave di Sophia, Mauro Cuccu, filosofo e co-fondatore della nostra associazione, richiama proprio questo punto: la necessità di restare dentro ciò che si legge e si crea, senza trasformarlo subito in qualcosa di leggero o funzionale.

È una posizione che riguarda anche l’arte.

Quando diventa solo qualcosa da mostrare, perde profondità.
Quando resta legata a una ricerca autentica, anche difficile, mantiene il suo senso.

Noi di S’Arte ci riconosciamo in questo spazio.

Un’arte che non semplifica per forza.
Che non alleggerisce tutto.
Che resta.

(Qui potrete trovare la sua riflessione completa https://www.lachiavedisophia.com/sillogismi-dellamarezza-il-nichilismo-di-cioran-e-la-sua-attualita/)

“Mi Mambo” non entra come un brano da ballare. Si insinua, come se prima di diventare ritmo dovesse trovare una frequenz...
16/02/2026

“Mi Mambo” non entra come un brano da ballare. Si insinua, come se prima di diventare ritmo dovesse trovare una frequenza nell’aria. Billy Sechi alla batteria non cerca un impatto immediato: disegna una scansione precisa, trattenuta, magnetica. Ogni colpo ha un’intenzione, ogni pausa sembra carica di qualcosa che deve ancora compiersi. Non c’è esibizione. C’è presenza.

Il primo disegno ritmico nasce dalla trascrizione in codice Morse della frase La musica dell’etere. Punti e linee trasformati in suono. Sapere questo non raffredda il brano, lo rende più affascinante: quella batteria non sta solo accompagnando, sta inviando un messaggio. E l’ascolto cambia. Si tende l’orecchio.

Attorno, sax e contrabbasso amplificano l’onda, la fanno respirare, la
mettono in tensione. A tratti il contrabbasso sembra quasi nervoso, come se volesse mettere alla prova l’equilibrio del segnale. Il sax lo espande, lo rende più umano. Ma la direzione è già stata data.

Durante una chiacchierata con Bruno — con cui oggi condivido non solo questa avventura in S’Arte, ma prima di tutto un’amicizia — è emerso un ricordo che illumina tutto questo.

Ai tempi delle superiori, Billy venne nella classe di Bruno a parlare di telecomunicazioni. Ma il messaggio che arrivò davvero a destinazione — quello che fece vibrare il suo spirito — fu un altro. Billy, con un sorriso immenso, iniziò un assolo sulla cattedra, solo con le mani. Quei segnali ritmici furono quelli che raggiunsero Bruno e che si sedimentarono in ciò che oggi è: un batterista di professione.

Quella stessa settimana (forse Billy l’aveva in macchina con sé quel giorno) comparve in palestra una batteria completa. Il messaggio era chiaro: chi non voleva fare ginnastica poteva suonare. Un’autorità bonaria capace di cambiare lo sguardo di una scuola verso i suoi studenti, aprendolo a possibilità nuove. Per Bruno, fu l’inizio di una traiettoria.

Forse il fascino di “Mi Mambo” sta proprio qui. Billy Sechi non suonava per dimostrare. Suonava per attivare qualcosa. Inviare un impulso. E quando un impulso trova qualcuno disposto ad ascoltare, non si limita a farsi sentire: lascia una direzione.

Nel primo commento potrete trovare il link per ascoltarla e al libro su Billy Sechi!

Donatella Ferrua Di Fausto - Unravelling SoundWaves

Tra avere ed essere si gioca oggi una partita decisiva, non solo per le nostre vite ma anche per il destino dell’arte.Ne...
01/02/2026

Tra avere ed essere si gioca oggi una partita decisiva, non solo per le nostre vite ma anche per il destino dell’arte.

Nel suo articolo per La Chiave di Sophia (www.lachiavedisophia.com) Mauro Cuccu — cofondatore della nostra associazione S’Arte — riprende il pensiero di Erich Fromm per mostrarci una verità tanto semplice quanto scomoda: possiamo vivere come ciò che possediamo, oppure come ciò che siamo.

La modalità dell’avere riduce tutto a proprietà, immagine, prestazione. Anche l’identità diventa qualcosa da esibire: un profilo, un marchio, una vetrina. In questo mondo l’arte rischia di trasformarsi in merce, contenuto, decorazione. Non importa più cosa dice, ma quanto rende.

L’essere, invece, è un’altra cosa. È presenza, esperienza, vulnerabilità. È relazione. È il coraggio di stare nel reale senza filtri.
Ed è qui che l’arte ritrova il suo senso più profondo: non come oggetto da possedere, ma come atto di verità.

L’arte che nasce dall’essere non cerca di piacere a tutti, non insegue algoritmi né consensi facili. Cerca qualcosa di molto più radicale: trasparenza senza compromessi.
Trasparenza verso se stessi, prima di tutto. E poi verso chi guarda, ascolta, sente.

Come ci ricorda Mauro, scegliere l’essere oggi è una forma di resistenza. E fare arte da questo luogo significa restituire al mondo non ciò che vende, ma ciò che è.

Noi di S’Arte crediamo in questo: un’arte che non si traveste, che non si addomestica, che non si riduce a prodotto. Un’arte che non vuole avere il pubblico, ma incontrarlo.

Perché solo nell’essere — nell’autenticità, nella fragilità, nella verità — l’arte torna a essere viva.

"The Wayfarer" si apre come un’inquadratura quasi accecante: l’aria che irrompe nella stanza, un respiro d’orchestra che...
22/12/2025

"The Wayfarer" si apre come un’inquadratura quasi accecante: l’aria che irrompe nella stanza, un respiro d’orchestra che spalanca la scena prima ancora che la storia inizi davvero.
È un’apertura chiara, quasi sovraesposta — finché un violoncello non traccia una linea più scura, come un’ombra che rimette a fuoco il mondo.
Da quel punto, la musica cambia consistenza. Diventa strada.

Dentro questa strada c’è Eyolf Dale, pianista e compositore norvegese nato nel 1985 a Skien.
Formatosi alla Norwegian Academy of Music, una delle fucine più importanti del jazz scandinavo, Dale porta con sé una doppia radice: la disciplina rigorosa della musica da camera e la libertà melodica del jazz nordico.

È uno di quei musicisti che non cercano l’impatto esteriore: cercano architetture, movimenti interni, profondità.
Il suo pianoforte non accompagna: orienta.
Ha un modo di suonare che sembra costruire paesaggi più che melodie: un ostinato che avanza come un sentiero che non si esaurisce mai, un tempo regolare che non chiede il permesso a nessuno.
Lavora con dettagli microscopici — un cambio di pressione, una pausa, un accento che si sposta — e da quelle minime variazioni nascono direzioni nuove, piccole deviazioni che fanno vivere il brano.
È un pianismo che non esibisce: accende.

Attorno, gli archi della Norwegian Radio Orchestra respirano come nuvole in movimento.
Li senti espandersi, ritrarsi, aprire l’orizzonte senza mai rubare il centro.
È un’orchestra talmente ben strutturata che potrebbe tranquillamente passare dalla monumentalità di Mahler alle trasparenze dei Sigur Rós, e qui si muove proprio così: con quella naturalezza tecnica ed emotiva che permette di cambiare massa, densità e colore senza perdere identità.
Una presenza che non invade mai, ma amplifica il mondo che il pianoforte suggerisce.

E poi c’è quel rullante che inciampa.
Un colpo leggermente fuori asse, un micro-scarto che rompe la continuità del cammino.
Un istante in cui la musica sembra perdere l’equilibrio — come succede nelle giornate reali, quando qualcosa ti spezza il ritmo e devi ricompattarti in un secondo.
Il piano però non si ferma. Continua.
Il tempo continua.
E il brano diventa improvvisamente umano.

Perché "The Wayfarer" non parla del viaggio in senso romantico:
parla del modo in cui tutti noi attraversiamo la vita.
La linea che procede comunque.
La linea che ogni tanto cede, scivola, si rialza.

Siamo tutti viandanti: ognuno con il proprio passo, il proprio silenzio, le proprie deviazioni.
Il pezzo si dissolve come una strada che curva oltre la visuale.
Non chiude, non conclude: lascia andare.
E tu rimani nel punto esatto in cui sei arrivata, con quell’impressione sottile che il cammino non finisca qui — che continui, un metro più in là, sempre oltre la prossima nota.

Donatella Ferrua - Unravelling SoundWaves

Sono Mauro Cuccu, Co-fondatore e Responsabile della comunicazione dell’Associazione S’Arte.Mi sono formato in Filosofia,...
12/12/2025

Sono Mauro Cuccu, Co-fondatore e Responsabile della comunicazione dell’Associazione S’Arte.

Mi sono formato in Filosofia, un percorso che non ho mai vissuto come puramente teorico, ma come una pratica quotidiana di ascolto, analisi e trasformazione.

Sono un ricercatore autonomo in ambito filosofico e collaboro con una rivista di filosofia pratica, occupandomi di pensiero critico, consapevolezza e dinamiche del presente.

Accanto alla ricerca svolgo da anni attività di docenza in materie filosofiche e psico-pedagogiche per enti di formazione, progettando percorsi che uniscono comunicazione, PNL, educazione e sviluppo personale.

Credo profondamente che la filosofia sia uno strumento vivo, capace di incidere nella realtà, accompagnare i processi di cambiamento e sostenere le persone nelle loro trasformazioni.

In S’Arte porto questa visione mettendo il pensiero al servizio dell’arte, della cultura e della comunità, con l’obiettivo di generare spazi di senso, dialogo e possibilità reale per i territori.

Mauro Cuccu

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Cagliari
09129

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